{"id":873,"date":"2013-10-05T20:09:06","date_gmt":"2013-10-05T18:09:06","guid":{"rendered":"http:\/\/andreamonda.it\/?p=873"},"modified":"2013-10-05T20:09:06","modified_gmt":"2013-10-05T18:09:06","slug":"essere-figli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/andreamonda.it\/?p=873","title":{"rendered":"Essere figli"},"content":{"rendered":"<style type=\"text\/css\"><!--\nP { margin-bottom: 0.21cm; }\n--><\/style>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><b><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-874\" alt=\"prodigal-son Bassano\" src=\"https:\/\/andreamonda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/prodigal-son-Bassano-300x209.jpg\" width=\"300\" height=\"209\" srcset=\"https:\/\/andreamonda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/prodigal-son-Bassano-300x209.jpg 300w, https:\/\/andreamonda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/prodigal-son-Bassano-430x300.jpg 430w, https:\/\/andreamonda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/prodigal-son-Bassano.jpg 906w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Ancora sul figliol prodigo. <\/b>Non c&#8217;\u00e8 niente da fare, questo testo del capitolo 15 di Luca \u00e8 inesauribile, davvero divino. Sono anni che ci giro intorno, lo leggo e lo rileggo, e non ne esco fuori. Ed \u00e8 sempre nuovo, come acqua zampillante da un pozzo senza fondo. Forse anche per questo voglio mettere nero su bianco quello che, ora, penso in merito alla pi\u00f9 famosa tra le parabole di Ges\u00f9. Dunque:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol>\n<li>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\">la parabola sembra dirci che noi siamo figli e Dio \u00e8 padre, padre misericordioso. In fondo \u00e8 questo il compito di Ges\u00f9: farci conoscere il Padre, e conoscendo il Suo mistero comprenderemo anche qualcosa del nostro mistero;<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\">tra noi e il Padre c&#8217;\u00e8 un abisso, noi non riusciamo ad essere come lui \u00e8, a comportarci come lui si comporta, lui ha un modo di fare che per noi risulta scandaloso. Questo abisso, che noi apriamo non \u00e8 colmato da noi, ma da lui che ci viene incontro (e questo \u00e8 lo scandalo);<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\">se c&#8217;\u00e8 una \u201cmorale\u201d della parabola allora non \u00e8 tanto quella che noi dobbiamo imparare ad essere come il Padre, cosa che appunto sembra molto difficile, ma che dobbiamo imparare ad essere quello che gi\u00e0 siamo, figli, condizione delicata e difficile, che spesso noi rifiutiamo, \u201cemancipandoci\u201d, uscendo e fuggendo \u201cdalla mano\u201d di Dio.<!--more--><\/p>\n<\/li>\n<\/ol>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\">C&#8217;\u00e8 di pi\u00f9. Oggi mi sembra che, rileggendo la parabola, i figli non siano due ma soltanto uno. Non vedo una grande dicotomia, come facevo quando ero pi\u00f9 giovane, tra le due figure, il maggiore e il minore, che in effetti ci vengono presentati agli antipodi (Ges\u00f9 come narratore \u00e8 un fine psicologo): cos\u00ec selvaggio e ribelle il minore, cos\u00ec ligio, moderato e triste il secondo. Ma in fondo, noi non siamo forse cos\u00ec? Non siamo innanzitutto contraddittori? Dentro di me, se guardo bene, c&#8217;\u00e8 tutto e il contrario di tutto, io sono ribelle e docile, mite e rabbioso, permaloso e generoso, pavido e spavaldo, forte e debole.. che guazzabuglio che \u00e8 il cuore dell&#8217;uomo! E Ges\u00f9 ce lo rappresenta molto bene con questa storia dei due fratelli che, dettaglio rivelatore, non si incontrano mai nelle varie scene della parabola, proprio perch\u00e8 sono gi\u00e0 uniti, i due sono uno solo, sono la stessa persona vista da due angolazioni diverse, un \u201ctrucco narrativo\u201d che permette di scoprire molte cose interessanti. Si potrebbe dire, ad una prima approssimazione, che due sono le \u201cdirezioni\u201d verso cui si muovono, peccando, le due figure: il minore \u00e8 colui che pecca \u201cin verticale\u201d, nei confronti di Dio, \u00e8 colui che rompe con il Padre; il maggiore \u00e8 colui che pecca \u201cin orizzontale\u201d, nei confronti del fratello. In realt\u00e0, ed \u00e8 questo uno dei messaggi fondamentali del racconto, il maggiore pecca contro il fratello perch\u00e8 ha gi\u00e0 \u201crotto\u201d con il Padre (i due fratelli sono uno solo, me, ogni uomo). Ogni uomo rompendo il rapporto con Dio-Padre, rompe anche il rapporto con i fratelli: nessun Padre, nessun fratello; la fraternit\u00e0 passa attraverso il riconoscimento della figliolanza. Del resto cos\u00ec era cominciata la Scrittura: Adamo ed Eva rompono con Dio e subito dopo Caino uccide Abele.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\">A volte essere figli sembra pi\u00f9 semplice di essere fratelli. L&#8217;invidia e la gelosia sono all&#8217;inizio di tanti guai. Essere figli in fondo \u00e8 la cosa pi\u00f9 naturale di questo mondo: tutti gli uomini che nascono sono figli, non tutti saranno padri ma tutti sono e saranno sempre figli. Una condizione naturale ma non scontata, che forse deve essere riconquistata tutti i giorni. E non \u00e8 semplice, come indica la vicenda di Adamo ed Eva. Ma perch\u00e8 i nostri progenitori hanno fallito? Essi hanno spezzato la loro amicizia con Dio perch\u00e9 vengono traviati dal serpente e la tentazione \u00e8 semplice: se mangerete del frutto proibito sarete come Dio. I figli dunque rifiutano la loro condizione e vogliono sostituirsi al Padre, in quest&#8217;ottica traviata dal Maligno i limiti che in realt\u00e0 sono per noi salvifici diventano delle proibizioni insopportabili, che esistono non per custodirci ma per spingerci alla trasgressione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\">Similmente nel brano di Luca: il figlio (sia nella versione del minore che in quella del maggiore) vuole sostituirsi al padre, rifiutando la sua condizione di figlio. Vediamo meglio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><b><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-875\" alt=\"Rembrandt-Figliol-Prodigo-300x300\" src=\"https:\/\/andreamonda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Rembrandt-Figliol-Prodigo-300x300.jpg\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/andreamonda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Rembrandt-Figliol-Prodigo-300x300.jpg 300w, https:\/\/andreamonda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Rembrandt-Figliol-Prodigo-300x300-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Il figlio minore<\/b> si rivolge al padre per chiedergli l&#8217;eredit\u00e0. Ma il padre \u00e8 ancora vivo, il che vuol dire che per il figlio il padre \u00e8 gi\u00e0 morto: il figlio uccide il padre, lo ha ucciso nel suo cuore, per lui il padre \u00e8 ridotto a un portafoglio, una cassa da svuotare. Il figlio non vuole andare via per costruirsi una vita propria, per diventare un nuovo \u201cpadre\u201d, ma per dissipare quell&#8217;eredit\u00e0, la sua \u00e8 una ribellione sterile. Fuggire dalla casa del padre equivale ad allontanarsi dalla strada della vita, perch\u00e8 in effetti il destino a cui \u00e8 diretto il figlio \u00e8 la morte: poche scene dopo lo vediamo steso per terra in mezzo ai porci, ora \u00e8 lui il morto. Chi uccide Dio uccide se stesso, taglia le radici dell&#8217;albero su cui \u00e8 seduto. Da quella posizione orizzontale il figlio minore decide di rialzarsi, dicendo a se stesso: \u201cmi lever\u00f2\u201d, che \u00e8 il verbo greco della risurrezione, a sottolineare il dato di fatto della sua morte. Eppure basta il ricordo del padre, della sua bont\u00e0, a farlo risorgere, a \u201cconvertire\u201d il suo cammino di nuovo verso la casa della vita. Particolare inquietante: il figlio minore non torna perch\u00e8 contrito ma perch\u00e8 ancora continua a considerare il padre come \u201cportafoglio\u201d, come un padrone che comunque rifocilla i suoi salariati: <i>\u201cQuanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame!<\/i><span style=\"font-style: normal;\">\u201d. Pi\u00f9 che l&#8217;amore filiale \u00e8 la fame a spingerlo. Il particolare \u00e8 inquietante, perch\u00e8 molto realistico, ma fa risplendere ancora di pi\u00f9 la bellezza del padre misericordioso, protagonista della parabola.<\/span><i> <\/i><span style=\"font-style: normal;\">Il figlio minore ha dunque ucciso il padre, l&#8217;ha sostituito con l&#8217;immagine del padre-padrone e continua fino in fondo a considerarlo pi\u00f9 che altro un duro e severo datore di lavoro, il che fa pensare che \u00e8 scappato da casa proprio perch\u00e8 tale era l&#8217;immagine che si era fatto del padre (forse a causa del \u201cclima\u201d in casa creato dalla solerzia del figlio maggiore cos\u00ec serio e diligente?). Non solo ha ucciso il padre ma vuole anche mettersi al posto suo, non solo dissipando, \u201ca sfregio\u201d, tutta l&#8217;eredit\u00e0, la sua somiglianza con il Padre, ma anche volendo insegnare al padre come si fa ad essere padre, volendo imporre il suo schema di paternit\u00e0: \u201c<\/span><i>Mi lever\u00f2 e andr\u00f2 da mio padre e gli dir\u00f2: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono pi\u00f9 degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni\u201d.<\/i><span style=\"font-style: normal;\">Usa l&#8217;imperativo il ragazzo e impone al padre lo schema che lui si immagini sia degno di un padre. Ha un senso molto forte del rispetto e della dignit\u00e0 del padre, ma tutto \u00e8 sul piano formale: egli rifiuta la dimensione sostanziale dell&#8217;amore e del perdono.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-876\" alt=\"il-figlio-prodigo-il-fratello-maggiore2-1\" src=\"https:\/\/andreamonda.it\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/il-figlio-prodigo-il-fratello-maggiore2-1-86x300.jpg\" width=\"86\" height=\"300\" \/><span style=\"font-style: normal;\"><b>Il figlio maggiore<\/b><\/span><span style=\"font-style: normal;\">, opposto al fratello sotto molti aspetti, finisce per fare la stessa cosa, anche perch\u00e8 i due, appunto, sono uno solo. Egli dunque uccide il padre sostituendolo con la sua immagine di padre-padrone e mettendosi sul piedistallo per insegnargli come si dovrebbe comportare un vero padre. Per il figlio maggiore il padre non \u00e8 un padre buono ma un padrone severo, a cui bisogna sempre rendere conto, rivendicando i propri diritti: \u201c<\/span><i>Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute \u00e8 tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso\u201d.<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-style: normal;\">Il suo peccato \u00e8 molto pi\u00f9 comune e \u201csottile\u201d di quello del fratello pi\u00f9 giovane, lui non va a prostitute e ai casin\u00f2, non si droga e non commette eccessi e peccati clamorosi&#8230; niente di tutto questo, \u00e8 un grigio impiegato della vita, un serio e diligente lavoratore nella vigna del padre, che per\u00f2 (proprio come il suo alter-ego-fratello) si \u00e8 fatto un&#8217;idea del padre come padre-padrone che ha preso il posto della persona reale del padre che egli non ama bens\u00ec teme, un duro e severo datore di lavoro, proprio come il servo che riceve un solo talento nell&#8217;omonima parabola. <\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-style: normal;\">Per questo figlio (nelle due diverse ma coincidenti versioni del minore e del maggiore) che \u00e8 l&#8217;uomo, ogni uomo, Ges\u00f9 \u00e8 venuto e ha parlato per mezzo delle parabole proprio per distruggere le false immagini di Dio e indicando nell&#8217;amore e nella misericordia l&#8217;essenza di quella paternit\u00e0. A conferma della coincidenza dei due figli in uno, c&#8217;\u00e8 il fatto innegabile che i due sono d&#8217;accordo nel voler insegnare al padre come si fa ad essere padre: anche il figlio maggiore \u00e8 d&#8217;accordo con il fratello e ordina al padre di trattarlo come l&#8217;ultimo dei suoi garzoni. I due fratelli sono d&#8217;accordo nel condannare il comportamento del fratello minore, solo il padre non \u00e8 in linea perch\u00e8 <\/span>tra noi e il Padre c&#8217;\u00e8 un abisso e noi non riusciamo ad essere come lui che ha un modo di fare che per noi risulta scandaloso: le sue vie non sono le nostre vie.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\">I due figli sono moralisti e didattici, il padre non insegna nulla, egli ama e basta, senza condannare e mettersi sul piedistallo. E&#8217; un padre davvero singolare questo della parabola, lo vediamo non dire una parola di fronte alla \u201cdichiarazione di morte\u201d del figlio minore (\u201c<i>dammi la parte di eredit\u00e0 che mi spetta<\/i>\u201d), accettare quindi la morte, e lo vediamo per ben due volte uscire fuori di casa, proprio come fanno i due fratelli, che si muovono sempre al di fuori della casa che \u00e8 il luogo della vita. Il padre scende dalla sua poltrona-trono che in teoria contraddistingue la sua potest\u00e0, egli perde dunque ogni \u201cdignit\u00e0 paterna\u201d e va fuori, l\u00ec dove non c&#8217;\u00e8 vita, per portare la vita l\u00ec dove c&#8217;\u00e8 la morte, andando incontro ai figli, a tutte e due.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\">Le parabole di Ges\u00f9 quindi non sono didattiche n\u00e9 tantomeno moralistiche (anche per questo sono scandalose per gli schemi umani) ma inesauribili come testi che zampillano vita ad ogni rilettura.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\">Non ha quindi una \u201cmorale\u201d la parabola (semmai la parabola <i>\u00e8 <\/i><span style=\"font-style: normal;\">una morale), per cui n<\/span>on si tratta del dover imparare ad essere come il Padre, cosa che appunto risulta impossibile ma che dobbiamo imparare ad essere quello che gi\u00e0 siamo, figli, condizione delicata e difficile, che spesso noi rifiutiamo, \u201cemancipandoci\u201d, uscendo e fuggendo \u201cdalla mano\u201d di Dio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm;\" align=\"JUSTIFY\">Il finale della parabola, inevitabilmente aperto (Vangelo \u00e8 tutto ci\u00f2 che apre), sta l\u00ec a significare che per entrare nella casa della vita piena che festeggia grandiosamente, non bisogna fare molte cose, come immagina il rancoroso fratello maggiore pronto subito a recriminare e rivendicare, quasi fosse un sindacalista, tutto il lavoro svolto mostrando il tesserino timbrato tutti i giorni (un po&#8217; come quei cristiani che non si perdono una novena, un triduo, una processione e magari un fioretto molto ascetico), ma forse non bisogna fare niente bens\u00ec lasciar fare, lasciar fare a Dio, Padre premuroso che tiene in braccio i propri figli. Proprio come fanno i bambini piccoli, neonati, abbandonati fiduciosamente nelle mani<span style=\"font-style: normal;\"> dei genitori. Proprio come fa il figlio minore che alla fine non oppone pi\u00f9 resistenza e si lascia prendere in braccio dal padre e buttare dentro la festa. <\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ancora sul figliol prodigo. Non c&#8217;\u00e8 niente da fare, questo testo del capitolo 15 di Luca \u00e8 inesauribile, davvero divino. Sono anni che ci giro intorno, lo leggo e lo rileggo, e non ne esco fuori. 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