L’eccezione democristiana

tocqueville431Sono nato nel 1966 e ho quindi vissuto nel pieno della lunga stagione democristiana per cui sono stato abituato ad alcune modalità, ritmi, riti della politica che però oggi sono del tutto saltati. Cioè, per la nostra generazione la DC e il suo modus era il modus della politica, con il senso alto dell’istituzioni; il mondo della politica era quella cosa lì e non era comprensibile altro, la politica era sempre stata quella cosa lì.
Oggi però è tutto saltato e da 20 anni noi democristiani non ci raccapezziamo. Craxi ha perso ma il craxismo ha vinto. Parlando con l’amico Marco Follini qualche giorno fa mi faceva notare che la DC, che per noi era la “regola”, in realtà è stata una eccezione. Una lunga eccezione, la lunga eccezione italiana. Dovuta senz’altro a tanti fattori storici (la fine del fascismo, la fine della guerra, il rilancio economico..) ma di fatto un’eccezione.  Pochi anni fa ho letto un’intervista di De Mita in cui diceva che “il merito della DC è stato quello di fare di un paese reazionario un paese democratico”. Ha ragione, tanto per cambiare. Cioè: la realtà italiana è quella di un paese populista, tendente al conservatorismo (se non alla reazione), che cerca sempre un’autorità forte a cui delegare tutto.
Il Papa di recente ha chiesto ai vescovi italiani di fare come tutti gli altri vescovi del mondo: eleggersi il proprio presidente (il pres. della CEI, oggi Bagnasco) e invece i vescovi italiani gli hanno risposto che preferiscono conservare lo status quo, e cioè che il presidente della CEI deve essere scelto dal Papa.
L’Italia pre-unitaria, l’Italia monarchica e poi il fascismo, tutta questa lunga storia (che potremmo far risalire su su fino al “panem et circenses” degli antichi romani) ci dice che gli italiani tendono facilmente al populismo. La DC è stata la grande eccezione: ha fatto maturare il Paese abituandolo a scegliere non il leader, non il nome, il “faccione”, ma un partito con un programma, con ideali, visioni di società.. più di 40 anni è durata questa cosa qui, la “grigia” DC che non aveva mai grandi leader che tiranneggiavano dispoticamente dentro il partito o nel paese, ma ora tutto questo è scomparso. Craxi negli anni ’80 ha dato il via e poi negli anni ’90 Berlusconi e tutti gli altri (Casini compreso, nel suo piccolo) hanno rifatto circolare in Italia il virus del “personalismo” in politica. Il risultato è stato che al populismo di Berlusconi, dopo 20 anni di insipienza politica da parte di tutti, si è aggiunto il populismo di Grillo e oggi, in parte, quello di Renzi. Il boom di Grillo ha raddoppiato rispetto a Berlusconi il voto populista (e anti-politico) nel paese e Renzi, al di là della sua storia e delle sue intenzioni, si trova costretto a seguire le stesse modalità populiste e personaliste.
E’ facile prevedere che alle prossime elezioni i voti si divideranno tra: 25% astensione, 25% Berlusconi, 25% Grillo e 25% Renzi. E fa bene quindi Renzi a cercare alleanze, anche con Berlusconi.
Ma il punto che ora mi interessa è questo: l’eccezione democristiana (quel “grigiore” che per noi era la regola) era un’eccezione virtuosa, feconda per la democrazia e la politica, ma è stata solo un’eccezione. Siamo ritornati ad essere italiani. Ovviamente spero che in fondo questa mia analisi sia sbagliata, e attendo smentite.