Un anno di più

[UNVERIFIED CONTENT] Klungkung, Bali, June 2013 - Kids playing water and having fun during their school holidays at the Tukad Unda Dam located in Klungkung; the smallest regency of Bali, Indonesia. Tukad means river in the Indonesian language and the locals frequent the dam often to bathe and wash their clothes.

Se non hai dato tutto, non hai dato ancor..” (V.Capossela)
Ho visto un posto che mi piace, si chiama mondo” (C.Cremonini)

La mia filosofia di vita, strana espressione, è riconducibile ad un testo che ho scoperto da pochi anni, che è poi una filastrocca di Gilbert Keith Chesterton che suona così:

Ecco, si chiude un altro giorno
nel quale ho avuto
occhi, orecchie, mani
e il gran mondo attorno a me;
e domani ne inizia un altro.
Perché me ne sono concessi due?

Si può dire quindi una filosofia della grandezza e della gratitudine. La logica interna a questa filosofia non è quella del merito, ma del dono. C’è un sovrappiù, un eccesso di dono ricevuto, nella vita, che la rende avventurosa, lieta, drammatica, affascinante, avvincente e commovente. Questa “eccessività” della vita, chiede e richiede una eccessività anche da parte dei viventi; reclama una partecipazione, una corrispondenza, una risposta per quanto sempre inadeguata. Continua a leggere

Paternità

Papa ombrelli2

Con molto timore mi permetto di accostare due fotografie che per “quantità” e “qualità” degli elementi contenuti non dovrebbero essere messe una vicina all’altra, ma ritengo che sotto il nome di “paternità”, questo link possa avere un briciolo di legittimità.
La prima riguarda il Santo Padre, Francesco, durante una recente udienza pubblica del mercoledì, sotto la pioggia.

La seconda, molto più modestamente, riguarda il sottoscritto mentre cercavo di galvanizzare la “compagnia dei 21 uomini” (altrettanti miei studenti impegnati in uno spettacolo teatrale da me proposto loro: la messa in scena di Sunset Limited di C.McCarthy), pochi minuti prima dell’inizio dello spettacolo realizzato qualche giorno fa al Teatro Lo Spazio di Roma. Perdonate ancora l’audace accostamento.

io e compagnia 21

 

 

 

Umorismo cercasi urgentemente

toto peppino 3Dopo l’intervento di ieri di Maurizio Crozza a San Remo, invitato dal sempre mesto e sleale Fazio, mi è venuta malinconia e anche alla memoria di un mio vecchio articolo che pubblicai su Avvenire nel settembre del 2009, ve lo ripropongo perchè in quattro anni le cose non sono migliorate, anzi direi che anche il buon genio di Guzzanti si è andato via via spegnendo… buona lettura a tutti!

Se i comici non fanno più ridere…

Forse l’Italia resisterà meglio di altri paesi alla crisi finanziaria, ma c’è un segnale che mi induce ad essere molto pessimista sul destino del nostro paese: in Italia non si ride più. Si ride ancora, ma è il ghigno cattivo e cinico o il riso di scherno che hanno preso il posto di quella risata del cuore, che è libera e liberatoria e che spingeva Thomas Carlyle a dire che “chiunque abbia riso di cuore anche una sola volta nella vita, non sarà mai irrimediabilmente cattivo”. Per ridere ci vuole un comico che sappia dire una battuta di spirito che, come scrive Chesterton nella prefazione al Circolo Pickwick, libro ricco di umorismo, “è una cosa assoluta, sacra, che non si può criticare. I nostri rapporti con una buona battuta di spirito sono immediati e addirittura divini”. Continua a leggere

Ricominciare

fo_gallery_4a3c05722bf2a_COR2927Due gennaio 2013, si riparte. Questo blog è nato il 7 settembre scorso, in 3 mesi ho pubblicato 71 articoli, speravo qualcosa in più, devo riprendere le misure. In particolare speravo di scrivere con più assiduità il mio diario scolastico, mi son dovuto rendere conto che la scuola, per me, è un po’ come la vita per Pirandello, o la si vive o la si scrive. A me non piace questa frase e il mio impegno, per il 2013, sarà smentirla. Scuola, politica, cinema, letteratura.. ci sarebbe molto da dire su questo periodo intenso di fine anno e ripartenza. Ne scriverò nelle relative categorie di questo blog. Per ora godiamoci l’ebbrezza della ripartenza con i versi di Cesare Pavese: «L’unica gioia al mondo / è cominciare ./ È bello vivere / perchè vivere / è cominciare, / sempre ad ogni istante».

Pavese era un autore che piaceva molto a mio padre e una delle ultime cose del 2012 che mi ha colpito è il “successo” su facebook di un mio messaggio in cui citavo una frase di mio padre: “l’unica vera eredità che possiamo lasciare ai nostri figli sono i nostri amici”. Raramente in passato un mio post aveva ricevuto così tanti commenti e raccolto tanto entusiasmo. C’è sete di speranza, di incoraggiamento, di figure di riferimento, di tradizione nel senso di “consegna”, di spinta tra le generazioni, di generatività… una sete che chiede acqua sempre nuova, fresca, zampillante. Forse aveva ragione mio padre, provo a interpretarlo: tutte le altre eredità, sono eredità “giacenti”, ma gli amici sono persone umane, gli esseri meno prevedibili di tutto l’universo e questa presenza attorno a noi ci spinge a mettere in gioco tutti i talenti che abbiamo ricevuto, compresi gli amici stessi dei nostri genitori. Con questo pensiero, pieno di gratitudine, vorrei decidermi ad affrontare questo 2013, con la gioia di ricominciare. Buon anno a tutti!

Riflessione della settimana 11/18 novembre

Dopo una settimana saltata, arieccomi a ri-flettere, pensando a queste due settimane passate e a quella che mi si apre davanti in questa domenica piovosa di Roma. Mi frulla in testa questa frase qua: “La Chiesa porta con sé più verità di quanto possa ciascuno di noi nella sua minuscola individualità dunque ha il diritto che noi ci pieghiamo davanti a lei in certe cose” che è di Teilhard de Chardin il celebre e discusso teologo gesuita che è stato oggetto di un convegno all’Università Gregoriana. L’amico Francesco Agnoli sul Foglio ha “stroncato” la figura del teologo francese ricordando i suoi problemi con la Santa Sede e citando alcune sue affermazioni che in effetti colpiscono, soprattutto se lette così, al di fuori della necessaria contestualizzazione. La frase che invece è rimbalzata fuori dal convegno in Gregoriana mi colpisce e mi piace davvero tanto, è il segno di una grande umiltà ed è una cosa che credo pure fermamente. E’ importante che noi ogni tanto impariamo a “piegarci”, direi “inchinarsi”, “inginocchiarci”. Paul Claudel, il grande poeta francese, verso la fine della sua lunga vita, ripeteva: “le mie gambe non mi possono condurre ormai quasi da nessuna parte, ma possono ancora piegarsi per farmi inginocchiare, e questo mi basta”. E come non ricordare anche il buon vecchio Gilbert che ne “L’uomo eterno” scriveva: “L’uomo ha sempre trovato naturale adorare qualche cosa, anche le cose innaturali. La posizione dell’idolo può essere dura e strana, ma il gesto dell’adoratore è sempre generoso e bello. Egli si sente più libero quando è legato, si sente più alto quando si inchina. Tutto ciò che gli vieta il gesto dell’adorazione lo avvilisce e lo mutila per sempre. L’anticlericlarismo è una schiavitù è un’inibizione se non può pregare è come imbarazzato se non può inginocchiarsi è come in ceppi.” 

Ma un’altra cosa che mi piace nella frase di Teilhard è il senso della “carità ecclesiale”, dell’amore per la chiesa e per chi ne fa parte, senza astio o faziosità.  E quanto invece mi dispiace vedere che, sin dai tempi di San Paolo fino ad oggi, i cristiani si litigano invece proprio come dei “fan” di Cristo e facendo a gara a chi possiede più “cimeli, brandelli, reliquie”  del proprio idolo. In un’altra discussione, in famiglia, una mia parente ha avuto parole molto dure con CL, il movimento fondato da Don Luigi Giussani.  Le divisioni tra il popolo dei cristiani sono sempre esistite eppure sono per me fonte di grande sofferenza. Lo spirito settario e fazioso è duro a purificarsi nel cuore degli uomini e anche dei cristiani. Mi ricollego quindi alla riflessione che ho scritto oggi sul Diario di scuola/6: non è che anche i credenti rischiano di diventare dei “fanatici”?