Il (quarto, quinto…) potere è nudo

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Martedì scorso, 29 aprile, durante la trasmissione televisiva Ballarò, è stato intervistato da Giovanni Floris il vescovo Mons.Nunzio Galantino, di recente nominato Segretario Generale della CEI da Papa Francesco e tra le altre cose, con quel candore concretissimo che li contraddistingue (a lui e al Papa), ha espresso un concetto semplicissimo, capace quindi di denudare il re, anche quel re irsuto e ostico rappresentato dalla stampa, dalla televisione e dai mass-media, i cosiddetti quarto e quinto potere. Mons.Galantino ha detto che i politici dovrebbero stare più per la strada, a stretto contatto con la gente del popolo, per sentirli più vicini, farsi sentire più vicini, comprendere meglio le loro esigenze in modo da servirli più convenientemente. E quindi ha rivolto una preghiera a tutti quei giornalisti che sempre si affollano attorno ai politici (ha fatto l’esempio più eclatante, quello di Renzi, il giovane premier italiano) e che proprio facendo così impediscono il contatto tra gli uomini politici e gli uomini del popolo, tra i governanti e i governati.
Mons.Galantino ha colto nel segno, la sua è stata una puntura, una piccola trafittura che infatti ha tolto il fiato per un attimo al loquace conduttore della trasmissione che non ha potuto far altro che sorridere per un secondo, segno che dovrebbe aver capito (il condizionale è d’obbligo, vista la tendenza di Floris a sorridere sempre a tutto e a tutti, forse per il gusto di esibire la smagliante dentatura).  nunzio-galantino-segretario-ceiEcco, i giornalisti hanno i denti, e amano mostrarli. Sono minacciosi, a volte arroganti, sono appunto un “potere”. Forse non era così all’inizio, nelle intenzioni originali (che spesso sono buone), forse all’inizio il giornalismo, proprio come la politica, doveva essere un servizio, non un potere. Però qualcosa è sfuggito di mano (ovviamente non sempre e non a tutti) e oggi si avverte il paradosso dei mass-media che invece di avvicinare il popolo al corpo politico, finiscono per essere un elemento che frapponendosi  isola e distanzia i due protagonisti del virtuoso circolo democratico. Circondando i politici come sciacalli o iene ridens i giornalisti ottengono il risultato opposto rispetto alla loro finalità: separare anzichè unire, oscurare anzichè illuminare, distorcere in modo criptico e iniziatico il messaggio anzichè trasmetterlo in modo semplice e trasparente, allontanare la politica dalla vita quotidiana delle persone, contribuire all’alimentazione degli arcana imperii.
Questa forse è un altro effetto della rivoluzione di Papa Francesco, un altro uomo che insieme a Mons.Galantino, tende come Floris a sorridere, ma non è lo stesso sorriso di Floris, non è armato, ma disarmante. Forse però, chissà, il semplice e disarmante sorriso del Segretario della CEI ha disarmato, per qualche frazione di secondo, il conduttore di Ballarò e con lui buona parte dei giornalisti politici. Forse il re, il potere, denudato da un anno di pontificato sudamericano, incomincia anche a sentire freddo. E’ una speranza che riscalda i cuori, quella stessa speranza che vibrava nelle parole candidamente concrete del “potente alto prelato assurto alla seconda carica della Conferenza Episcopale Italiana” (come si direbbe secondo il criptico linguaggio dei mass-media nostrani).