Ri-vedersi (nei panni di una bionda)

Ho voluto ri-vedere Nei panni di una bionda di Blake Edwards, l’avevo visto a cinema nel 1991 quando uscì e non mi ricordavo quasi niente della storia, tranne il particolare che all’epoca Repubblica lo stroncò perché antiabortista. Tanto bastava perché mi si riaccendesse la curiosità e me lo sono andato a rivedere: non è stato facile trovare il dvd (nella libreria dove l’ho trovato mi hanno detto che era l’ultima copia in tutta Roma) e, in effetti, mi è tornato il buonumore anche per la maestria comica del vecchio Blake.

La storia è, apparentemente, un po’ complessa ma vale la pena raccontarla: Steve Brooks è un bel ragazzo che fa il creativo pubblicitario, inguaribile donnaiolo, lo vediamo per pochi minuti, infatti viene subito ucciso da tre perfide sue ex-amanti. Si presenta, tutto nudo, davanti al creatore il quale, con doppia voce (Dio è uomo e donna, proprio come si intuisce dalla Genesi), lo rispedisce sulla terra dicendogli che la sua condotta è stata tale che potrà guadagnarsi il paradiso solo se riuscirà a trovare una donna che gli voglia bene, altrimenti lo aspettano le fiamme dell’inferno. Parli del diavolo e ne spuntano le corna, ed ecco che si presenta Satana in persona che, da buon moralista, obietta che questa seconda possibilità è troppo misericordiosa e che “bisognerebbe dare una lezione” a questo mascalzone di macho-maschilista e fa la sua proposta: trasformiamolo in donna, così l’impresa sarà più difficile, altrimenti Steve col suo “fascino maschio” non ci metterà molto a trovare una povera ragazza a cui mentire solo per farsi amare. Come fa spesso, anche stavolta Dio sta al gioco del diavolo e voilà, ecco Steve trasformato in una bionda mozzafiato (l’attrice Ellen Barkin), da qui il titolo originale del film, Switch, “scambio”. Questo è solo il prologo, mentre il resto del film, molto divertente, racconta l’affannosa ricerca di Steve che nei panni di una bionda (Amanda è il nome, quanto mai significativo, che si è scelto spacciandosi per la sorellastra del defunto sciupafemmine) dovrà fare per cercare una donna sulla terra che possa dire di volergli bene. Niente da fare, ovviamente: tutte le appartenenti al gentil sesso che Amanda va a ricercare tra le mille amicizie (per lo più “ex-vittime”) di Steve hanno soltanto parole assai poco gentili nei confronti di “quel lurido porco”. L’unico che sembra soffrire della notizia della morte di Steve è Walter, l’amico del cuore che però ha il difetto di essere un maschio mentre la chiave per entrare in paradiso è il “sì” di una donna. Per Steve-Amanda la strada sembra senza via d’uscita, e infatti il diavolo si riaffaccia andando di notte a turbare i sogni del malcapitato/a già pregustando la sua nuova vittima. Ma il diavolo, si sa, fa le pentole e non i coperchi, ed ecco il colpo di scena: dopo una notte di botte, risse e alcool (Amanda è una donna fisicamente, ma “dentro” continua ad essere quel maschiaccio di Steve) Walter e Amanda finiscono per dormire nello stesso letto e la mattina dopo Amanda si rende conto che nella notte “qualcosa” è avvenuto. Ovviamente prende a pugni il buon Walter dandogli dello “approfittatore e stupratore” ma sta di fatto che Amanda si ritrova incinta. La sua reazione è così dura che Walter ad un certo punto le propone di abortire (“come Steve avrebbe fatto”, dice, “e avrebbe suggerito certamente di fare, subito”) ma Amanda rifiuta: forse è proprio questo bambino “l’unica ragione per cui non sto già arrostendo all’inferno”. Amanda è ormai decisa a tenere il bambino e va avanti sino alla fine anche quando, al momento del parto, i medici riscontrano una serie di difficoltà e l’avvertono che c’è anche la possibilità di morire sotto i ferri. Walter ci riprova: “Ne possiamo parlare, se vuoi”, ma Amanda, ormai entrata con tutte le scarpe nel suo nuovo “essere”, glielo spiega: “Non sai cos’è avere una vita dentro di te, lo sento che sta crescendo, che è vivo ed è vivo perché io vivo. E quando sarò morta una parte di me continuerà a vivere…è una cosa meravigliosa ed è senz’altro un grande miracolo” e infine gli chiede: “Tu ti ci vedresti come padre?”. La risposta di Walter è positiva anche se questo gli costerà la perdita del lavoro (quante volte ancora oggi l’avere un figlio equivale a perdere il lavoro?).

Il finale ha il suo colpo di scena che però gli spettatori hanno cominciato a intuire nel momento in cui il protagonista ha cominciato a trasformarsi dallo squallido e debole donnaiolo Steve alla dolce e forte Amanda: il bambino nasce ed è una femmina; nel momento in cui l’ostetrica la pone sul petto della madre, Amanda con un filo di voce può finalmente dire: “Sai una cosa Walter? Lei mi vuole bene!”. Può morire in pace, le porte del paradiso gli si spalancano davanti. Nell’ultima scena Walter porta la sua bambina di 4 anni sulla tomba di Amanda (la scritta sulla lapide recita “Amanda Brooks: a great guy and a wonderful woman”) e si sente la voce maschile-femminile di Dio che chiede ad Amanda se ha deciso se vuole diventare un angelo o un’angela custode per sua figlia ma Steve-Amanda vuole prendere tempo perché ci sono troppi aspetti positivi sia nell’essere uomo che essere donna; per fortuna ha tutto il tempo che vuole per decidere, anzi tutta l’eternità.

Non penso di dover commentare questo film misconosciuto e divertente, come tutti di Blake Edwards, che come si suol dire, si commenta da sé. E’ un film che parla di amore e lo fa con un buonumore, due cose che, ha affermato Ratzinger e Ferrara opportunamente ricorda ad ogni piè sospinto, gli occidentali hanno bandito come eretiche. Al che mi viene in mente quello che disse tanti secoli fa San Giovanni Crisostomo (lo ricorda Timothy Radcliffe nel suo splendido “Amare nella libertà” di recente pubblicato) il quale un giorno stava predicando sul sesso e notò che alcuni arrossivano, cosa che lo riempì di indignazione al punto da esclamare ed arringare al perbenista: “Perché ti vergogni di una cosa onorabile? Perché arrossisci di una cosa immacolata? Ciò è proprio degli eretici”.

(questo articolo è stato pubblicato su Il Foglio il 9 aprile 2008)