Riflessione della settimana 21/28 ottobre

Riprendo il tema dell’Officina di BombaCarta di ieri, 20 ottobre: autorità e libertà. Le due cose sono viste spesso in contrapposizione. E la libertà spesso gode delle simpatie così come l’autorità invece suscita profonde antipatie. So che passerò per un vecchio conservatore ma a me l’autorità è simpatica. E mi è simpatica perchè l’associo al tema della responsabilità, questa parola così invocata e temuta che però fa proprio da ponte tra le due, tra la libertà e l’autorità c’è un terreno comune, un nesso che deve restare integro e anzi espandersi tenendo insieme e in tenzione le due dinamiche altrimenti opposte e questo nesso è proprio la responsabilità. Senza di essa la libertà e l’autorità diventano arbitrio e capriccio, delirio di onnipotenza.

L’autorità mi è quindi simpatica perchè associo queste categorie di persone che rivestono ruoli di autorità (dal genitore al professore, dal politico al prete) al fatto che queste persone si sono assunti una responsabilità, si sono esposti alla critica ed alla contestazione (che puntualmente emergono, nessuna autorità riesca a fare felici tutti). Sulla libertà che dire? In questa settimana, un po’ dura per me (avete visto che non ho tenuto il passo del “diario di scuola”) mi vengono in mente due aforismi che trovo molto stimolanti: quello di Nicolas Gomez Davila per cui  “La libertà non è un fine, è un mezzo. Chi la scambia per un fine, quando la ottiene, non sa che farsene” e quello di George Orwell: “Se la libertà significa qualcosa, allora significa il diritto di dire alla gente cose che non vogliono sentire“. Insomma, se l’autorità è “popolare” c’è qualcosa che non va.