La porta santa, le mani, il Re

papa-porta-santaNon è un caso (anche perchè non esiste il caso) che il Giubileo si chiuda oggi, 20 novembre 2016 nel giorno che ricorda la solennità di Cristo Re. Oggi il Papa chiuderà la Porta Santa. Quasi un anno fa, in apertura del Giubileo, tutto il mondo si è emozionato a guardare Papa Francesco che con le sole mani, senza martelletto, poggiandone con forza il palmo sulle due ante, ha, lentamente ma decisamente, spalancato la Porta Santa del Giubileo della Misericordia. Che il tatto fosse il senso preferito da questo Pontefice il mondo se n’è accorto ben presto, sin dal primo “tuffo” nell’abbraccio con la gente in cui si è lanciato l’attuale monarca assoluto della chiesa cattolica. Se la gente veniva a vedere Giovanni Paolo II e ad ascoltare Benedetto XVI, il verbo più corretto per Francesco è toccare. Mi è venuto in mente l’inizio della poesia di Francis Ponge “I piaceri della porta”: “I re non toccano le porte./ Non conoscono questa felicità: spingere davanti a sé con dolcezza o bruscamente uno di quei grandi pannelli familiari, voltarsi verso di esso per rimetterlo a posto, – tenere tra le braccia una porta.” Nella sua raccolta “Il partito preso delle cose”, il poeta francese si sofferma sul gesto di aprire una porta, quel “corpo a corpo rapido” con cui ogni uomo, tranne i re, “con mano amichevole la trattiene ancora, prima di respingerla decisamente”.

Ecco un re, l’ultimo vero monarca assoluto rimasto sulla terra, che però offre al mondo un’altra forma della regalità. «Il mio regno non è di questo mondo» (Gv, 18,36) dice Cristo e la “manualità” di Papa Francesco conferma questa estraneità, perchè la Chiesa è la Straniera secondo la definizione di Eliot, una caratteristica confermata dal suo essere così “tattile” dell’attuale vicario di Cristo. La “rivoluzione” di Bergoglio, ormai tutti se ne sono accorti, passa attraverso questo ribaltamento dell’autorità per cui azzerando la distanza, scendendo per immergersi e abbracciare la gente il Papa non ha perso un briciolo della sua autorità, passa attraverso il toccare e spingere le porte con il palmo delle mani.
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E’ un’altra idea di regalità che ci viene offerta da Papa Francesco, alternativa a quella del mondo, la regalità che fa rima con vicinanza e servizio, proprio come diceva già nel 1977 Joseph Ratzinger quando in occasione degli ottanta anni di Paolo VI indicava nella croce il luogo autentico del Vicario di Cristo perchè essere Papa «significa rendere presente il potere di Cristo come contrafforte al potere del mondo. E questo non sotto forma di qualsivoglia dominio, ma piuttosto portando questo peso sovrumano sulle proprie spalle umane». Tutto il mondo si è emozionato nel vedere l’apertura della Porta, e – non è certo un caso – si è anche commosso davanti all’abbraccio dei due pontefici che ci dicono che il cristiano è re, ma di una regalità diversa da quella del mondo, quella che a volte l’uomo riesce a riconoscere perchè corrisponde al desiderio più profondo del cuore, come fa il ladrone sulla croce: “ricordati di me quando sarai nel tuo regno”, anche lì le mani di Cristo Re sono attaccate al legno di un’altra porta santa, la più santa di tutte.

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