Meraviglia vs. Nichilismo

antelao albaMeraviglia drammatica e abissale per l’esistente o rassegnazione rispetto all’abisso del nulla: cos’è che oggi ha più presa sul pubblico, quello grande e quello più ristretto della critica? Forse le due strade, quella del “grande pubblico” e quella della critica, si biforcano, a volte lo fanno, ma non ho certezze in merito. Mi è venuto in mente questa dicotomia tra i due abissi (quello consistente della luce e quello spettrale del vuoto) andando a vedere l’ultimo film di Malick, To the wander, che già nel titolo indica la sua direzione “verso la meraviglia” (se ne volete sapere di più leggete il mio pezzo su Malick e Von Trier qui: http://bombacarta.com/2013/07/21/un-film-e-due-registi-estremi/ )

Si dice spesso che il giornalismo “preferisce le tenebre”, descrivendo solo il male che ogni giorno su questo mondo viene compiuto ma il giornalismo, lo ricordava quello splendido giornalista che fu Chesterton,  realizza spesso l’effetto opposto della letteratura che riesce a rendere sempre nuove le cose: le rende subito vecchie. Qui invece mi interessa l’arte e in particolare l’arte narrativa (letteratura e cinema in primis) che appunto sta lì a rendere tutto nuovo, soprattutto il quotidiano. Dunque, chi vince? quale dei due abissi? Secondo me il verdetto, che sembra essere a favore del buio (gira ancora la fola che il poeta sia un dannato, un maledetto..), non è poi così scontato.. la folta schiera dei poeti “luminosi” sta lì a dimostrarlo: dallo stesso Chesterton a Whitman, da G.M.Hopkins a P.Kavanagh, da C.Milosz a J.Twardowski a R.Thomas… e non è per caso la stessa letteratura italiana nata con la poesia di lode, il cantico delle creature di San Francesco d’Assisi?

 

 

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